7 CURIOSITÀ SULLA BASILICA DI SANTA CROCE A FIRENZE

Una delle più imponenti e straordinarie chiese di Firenze è indubbiamente Santa Croce, battezzata da Ugo Foscolo “il tempio delle Itale Glorie” e inserita nella cornice della bellissima piazza Santa Croce dove ogni anno si gioca il celebre Calcio Storico Fiorentino.

La basilica di Santa Croce conserva tantissimi capolavori architettonici, pittorici e scultorei ed è una tappa imprescindibile del viaggio perfetto a Firenze. Oggi ti racconterò 7 curiosità che probabilmente non conosci e che ti lasceranno a bocca aperta!

 

Sai qual è il modo migliore di ammirare la basilica di Santa Croce? Con una visita guidata di PartecipArt! Grazie al nostro tour partecipativo sarai protagonista delle bellezze di Santa Croce e conoscerai dettagli, leggende e particolari unici! Scopri subito come partecipare

1. SANTA CROCE è LA PIù grande basilica francescana al mondo

Costruita a partire dal 1294 su progetto di Arnolfo di Cambio, la Basilica di Santa Croce venne concepita come un immenso luogo di preghiera e di culto francescano. Ancora oggi, infatti, la basilica vanta il primato di essere la più grande chiesa al mondo appartenente a questo ordine.

La basilica fu eretta per volere del più antico nucleo fiorentino di frati francescani grazie al contributo economico delle più importanti famiglie della zona (Bardi, Peruzzi, Cerchi, Alberti, Baroncelli). Come ricompensa i frati diedero la possibilità ai membri di queste famiglie di essere seppelliti all’interno della basilica.
Successivamente la chiesa si trasformò in un vero e proprio Pantheon fiorentino accogliendo le tombe dei più celebri rappresentanti della città: dal cancelliere della Repubblica Leonardo Bruni a Michelangelo, da Niccolò Machiavelli a Galileo Galilei.

 

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Tombe pavimentali in Santa Croce. Foto presa da Opera di Santa Croce

2. le tombe illustri della basilica di santa croce

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Antonio Canova, Tomba monumentale di Vittorio Alfieri, 1804 - 1810

Nel 1807 Ugo Foscolo scrive il carme “Dei sepolcri”, in cui esalta Santa Croce come il “tempio delle Itale Glorie”, definendolo il custode delle “urne de’ forti”. Da quel momento Santa Croce diviene Pantheon degli italiani.

Ci fu una vera e propria “moda” in quel periodo: ogni città che vantasse la tomba di un celebre pittore, poeta o scienziato italiano chiedeva l’autorizzazione per lo spostamento delle spoglie nella chiesa di Santa Croce.

Attualmente i sepolcri illustri presenti sono quindici, tra cui quelli di Ugo Foscolo, Niccolò Machiavelli, Michelangelo, Leon Battista Alberti, Galileo Galilei e Dante.

Curiosa è la storia di questi ultimi due sepolcri.

Il sepolcro di Dante Alighieri a Firenze: tomba o cenotafio?

Dante Alighieri morì da esule lontano da Firenze e venne sepolto nella città di Ravenna, dove ancora oggi riposano le sue spoglie.

La città di Firenze non si perdonò mai questo affronto ma, non potendo riavere i resti del grande poeta, decise di realizzare nella basilica di Santa Croce un cenotafio in suo ricordo.
La celebre tomba di Dante a Firenze, dunque, è vuota!

Vuoi conoscere altre curiosità sul sommo poeta? Dai un’occhiata al nostro articolo dedicato a 8 curiosità su Dante Alighieri.

La tomba di Galileo Galilei a Santa Croce

Il grande scienziato fiorentino morì ad Arcetri, sulle colline di Firenze, l’8 gennaio del 1642. Il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, intimò al Granduca Ferdinando II de’ Medici di tumularlo modestamente, per evitare che un sepolcro monumentale facesse sfigurare la Santa Inquisizione che lo aveva condannato a causa delle sue teorie scientifiche. Galileo venne quindi seppellito in un luogo poco visibile situato nella Cappella Medici in Santa Croce.

Dovettero passare quasi 100 anni prima che il grande scienziato ottenesse, il 12 marzo 1737, un sepolcro che onorasse degnamente la sua memoria. Durante la processione nella quale vennero spostate le spoglie un seguace di Galileo rubò il dito medio della mano destra come reliquia. Quel dito è conservato oggi nel museo Galileo di Firenze.

Il monumento sepolcrale, che conserva anche i resti del suo discepolo Vincenzo Viviani e della figlia suor Maria Celeste, fu realizzato da Giovan Battista Foggini ed è caratterizzato da due figure allegoriche: la Geometria, che ricorda gli studi dello scienziato in merito al piano inclinato e alla caduta dei gravi, e l’Astronomia, che celebra la scoperta delle macchie solari. Al centro domina il busto di Galileo Galilei, armato di cannocchiale e sfera celeste. Sotto il busto vi è un cartiglio che riproduce i quattro satelliti di Giove, scoperti per la prima volta da Galileo e denominati “astri medicei” in onore della famiglia regnante a Firenze.

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Giovanni Battista Foggini, Tomba monumentale di Galileo Galilei, 1737

3. Santa croce conserva la statua modello della Statua della libertà

Tra i monumentali sepolcri di Santa Croce figura anche quello di Giovan Battista Niccolini, drammaturgo italiano fortemente propenso alla libertà dell’Italia.

Il suo sepolcro fu realizzato da Pio Fedi, celebre scultore ottocentesco, a partire dal 1870 dopo 10 anni dalla morte del poeta. Il monumento doveva celebrare la Poesia attraverso una scultura allegorica.

Pio Fedi prese a modello una statua di Camillo Pacetti, la Legge nuova, realizzata per il Duomo di Milano.

Entrambe le statue furono ammirate da Viollet Le Duc e dal suo allievo Auguste Bartholdi, che da lì a qualche anno avrebbero realizzato l’imponente Statua della Libertà, donata dai francesi agli Stati Uniti nel 1889 e ancora oggi simbolo della città di New York e del “mondo libero”.

4. La prima notte della storia dell'arte

Un interessante primato che spetta alla basilica di Santa Croce è legato a un affresco realizzato da Taddeo Gaddi in una delle cappelle del transetto: la cappella Baroncelli.

I Baroncelli erano una ricca famiglia di mercanti-banchieri che pagarono la costruzione e la decorazione dell’ultima cappella del transetto destro per “rimedio et salute delle nostre anime et di tutti i nostri morti”, come è scritto sul monumento sepolcrale della famiglia, al centro della cappella.

Le decorazioni delle pareti furono eseguite da Taddeo Gaddi, uno dei più importanti allievi di Giotto, rappresentando le Storie della Vergine. Particolare di prim’ordine di questo ciclo pittorico è la presenza della prima scena di notturno della storia dell’arte: l’Annuncio ai pastori, in cui il buio della notte viene rischiarato dall’arrivo dell’angelo.

Gaddi sarà uno dei primi a rappresentare la notte in un dipinto e da questo momento molti altri seguirono il suo insegnamento, come Piero della Francesca nelle Storie della Vera Croce ad Arezzo o Raffaello nelle Stanze Vaticane.

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Taddeo Gaddi, Annuncio ai pastori, 1328 - 1338, Cappella Baroncelli, Santa Croce

5. come è nata la sindrome di Stendhal?

Sicuramente avrai sentito parlare della celebre sindrome che prende il nome dallo scrittore francese Stendhal, ma hai mai letto il racconto della sua esperienza?

Ecco cosa scrisse:

«Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere»

 

Ebbene sì, il primo caso di sindrome di Stendhal è stato quello dell’omonimo scrittore dopo la visita della basilica di Santa Croce a Firenze.
Comprensibile, no?

6. LA FACCIATA DI SANTA CROCE: ANTICA O MODERNA?

La basilica di Santa Croce fu consacrata ufficialmente nel 1443, quando si conclusero tutti i lavori. Eppure la chiesa che vediamo noi oggi non è come quella quattrocentesca: la sua facciata, infatti, rimase priva di decorazione fino alla metà dell’Ottocento.

Unico lustro che si concessero i frati fu la statua di San Ludovico da Tolosa in bronzo dorato, posizionata sopra il portale centrale: realizzata da Donatello, la scultura è oggi conservata nel refettorio del convento.

Nel 1853 fu commissionata a Niccolò Matas la creazione della nuova facciata. Realizzata in stile neogotico, si ispira alle grandiose facciate gotiche già esistenti in Toscana, come quelle del Duomo di Siena e di Orvieto, e fu finanziata in larga parte dal facoltoso protestante inglese Sir Francis Joseph Sloane.

Una particolarità di questa facciata è data dalla presenza di una grande stella di Davide nella parte alta, sopra il rosone. Alcuni sostengolo che l’architetto, di origini ebraiche, avesse voluto inserire questa stella in ricordo del suo credo, ma è più probabile che il simbolo rappresenti l’unione dell’Antico e del Nuovo Testamento, soprattutto perché al suo interno è inscritto il monogramma di Cristo.

Quando visiterai la basilica (magari con PartecipArt!) ricorda di andare a dare un’occhiata alla tomba dell’architetto posta davanti al portone centrale.

7. l'ultima cena di vasari e l'alluvione del 1966

L’ultima curiosità è frutto dell’ingegno e delle nuove tecnologie applicate ai beni culturali!

Sfortunatamente la basilica di Santa Croce, la sua piazza e il suo quartiere sorgono in uno dei punti più colpiti dalle svariate piene dell’Arno. Una delle più disastrose alluvioni avvenne il 4 novembre del 1966, quando l’acqua in questa zona raggiunse quasi i 7 metri d’altezza e distrusse case, negozi, ristoranti, migliaia di libri conservati nella Biblioteca Nazionale e, purtroppo, la stessa basilica.

Simbolo tragico di questo evento e dei danni che causò alle opere d’arte fu il Crocifisso di Cimabue, irrimediabilmente compromesso nonostante il suo attento restauro.

Se vuoi saperne di più leggi il nostro articolo dedicato ai crocifissi nella storia dell’arte, tra cui figura anche quello di Cimabue.

Altro capolavoro colpito dall’acqua e dal fango dell’Arno fu L’Ultima cena di Giorgio Vasari, che fu considerato praticamente perduto. Grazie al lungo e attento lavoro di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure l’opera è tornata a splendere con i colori e le forme originali.

Nel 2016 il Cenacolo è stato collocato nuovamente nella basilica, all’interno del refettorio. Il nuovo allestimento prevede un sistema meccanico che, in caso di pericolo, permette all’opera di essere innalzata oltre il livello raggiunto dall’Arno nel 1966, così da evitare ulteriori danneggiamenti causati da possibili alluvioni future.

Santa Croce è una basilica ricca di capolavori artistici, eventi storici importanti e architetture rivoluzionarie, come la Cappella dei Pazzi di Brunelleschi.

Visita la basilica con PartecipArt per non perdere tutto questo e vivere un’esperienza indimenticabile!

 

Sapevi che in Santa Croce è conservato anche il celebre Cristo “contadino” di Donatello?!
Se non sai a cosa mi riferisco vai a leggere il nostro articolo sulla leggenda della sfida dei crocifissi di Donatello e di Brunelleschi.

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