8 CROCIFISSI CHE HANNO CAMBIATO LA STORIA DELL’ARTE

Il crocifisso è l’espressione più dolorosa, forte e rivoluzionaria della religione cristiana. Per secoli è stata oggetto di moltissime committenze artistiche, perché rappresentativa della condizione umana, della sofferenza nella vita terrena e unica via di accesso alla vita eterna.

In questo articolo vi parleremo di alcuni crocifissi che hanno segnato la storia dell’arte, con il loro stile, la loro storia o la loro portata rivoluzionaria.

il crocifisso più antico della storia: Mastro Guglielmo a sarzana

Uno dei Crocifissi più antichi che conosciamo è la Croce di Guglielmo conservata nel Duomo di Sarzana (La Spezia) e datata 1138.

In questa tavola Cristo viene rappresentato trionfante (Christus Trimphans) sulla morte, affiancato da San Giovanni e dalla Vergine. Siamo nel pieno medioevo, secoli in cui la morte di Gesù in croce diventa il lasciapassare per la vita eterna, unico strumento di vittoria contro una vita terrena spesso fatta di ingiustizie, sofferenze e precarietà.

11Crocifisso di Mastro Guglielo Sarzana

il crocifisso di cimabue: la croce alluvionata di firenze

Sarà Cimabue, insieme a Giunta Pisano e Giotto a trasformare radicalmente questo modo di rappresentare Cristo crocifisso. Entra con forza il sentimento umano, la sofferenza, il dolore e la natura terrena di Cristo. Il volto sofferente di Gesù si reclina sulla spalla, il corpo, inarcato in modo innaturale, è emaciato, anatomicamente definito dal chiaroscuro e drammaticamente umano.

La Croce di Cimabue, dipinta per i frati di Santa Croce a Firenze nel 1280, rappresenta il primo tassello fondamentale per la nascita della pittura rinascimentale. La storia di questa croce, purtroppo, è legata anche alla tragica storia cittadina di Firenze. Il 4 novembre del 1966 infatti, durante l’ultima alluvione dell’Arno, la tavola venne gravemente danneggiata, e si perse irrimediabilmente l’80% dell’opera, anche dopo un attento restauro.

11Crocifisso Cimabue Santa Croce prima alluvione
Crocifissione di Cimabue prima dell'alluvione del 4 novembre 1966
11Crocifisso Cimabue dopo alluvione
Crocifissione di Cimabue dopo l'alluvione del 4 novembre 1966

il crocifisso di giotto a firenze

11Croce Giotto Santa Maria Novella

Tra le crocifissioni che davvero hanno segnato la storia dell’arte, compare al primo posto il Cristo di Giotto di Santa Maria Novella. Un’opera, la cui paternità è stata discussa fino a tempi più recenti, che ha rivoluzionato il modo di dipingere.

Osserviamo un Cristo vero, dipinto in una posa naturale, reale, con testa e busto abbandonati verso il basso, le braccia oblique e le ginocchia piegate. Per la prima volta troviamo un Cristo umano, privo dell’aura divina, con un corpo modellato grazie al chiaroscuro e alla luce laterale. Giotto, con questo capolavoro, ha inaugurato a pieno titolo un’arte dalla carica espressiva ed emotiva straordinaria, inimitabile, unica.

la trinità di masaccio: madre del rinascimento

Il Rinascimento nasce a Firenze, grazie all’arte e al genio di alcuni importanti artisti italiani, tra questi troviamo Masaccio, un brillante pittore che possiamo includere a pieno titolo nel “Club dei 27”, perché morì anche lui davvero giovane, lasciandoci un ultimo capolavoro: la Trinità di Santa Maria Novella.

Cos’ha di così speciale quest’affresco da meritare tanti elogi?! Quello che vedete è il primo esempio di scena immessa in un ambiente prospettico perfetto. Si pensa che Masaccio abbia consultato lungamente Filippo Brunelleschi, suo amico e maestro, per organizzare in maniera così precisa tutta la struttura scenica. Chiunque entrasse nella basilica rimaneva stupito dell’effetto prospettico dell’opera, la parete sembrava quasi bucata, come se ci fosse una vera cappella.

Al centro è posto Cristo crocifisso, punto focale di tutte le linee prospettiche, e dunque centro assoluto della scena. Tutti i personaggi e tutti gli oggetti rappresentati sottostanno alle regole della prospettiva, tranne Gesù e Dio che vengono invece ad assume carattere divino e superiore rispetto alle leggi fisiche.

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La portata rivoluzionaria di quest’opera è arrivata fino a noi grazie al genio di Giorgio Vasari, al quale era stato chiesto di smontare il tramezzo su cui si trovava l’affresco. Vasari, consapevole dell’importanza storica della Trinità, decise di spostarla dietro un altare per preservarne lo stato. L’affresco venne riscoperto solo nel 1860, spostato su tela ed esposto in controfacciata. Nel 1952 si eliminò l’altare che copriva il sarcofago e lo scheletro e l’opera fu riportata al suo posto originale, dove la vediamo tutt’ora.

Conosci la leggendaria sfida dei Crocifissi di Donatello e Brunelleschi?! Dai un’occhiata al nostro articolo. 

il crocifisso ligneo di villa la petraia: la croce multi-tasking

Tra i crocifissi più rari che si possono trovare oggigiorno ci sono, sicuramente, i crocifissi lignei che, data la fragilità del materiale, spesso si deterioravano o si bruciavano. In particolare è arrivato fino a noi un piccolo crocifisso in legno attribuito a Benedetto Da Maiano che, si pensa, possa essere stato realizzato come miniatura del crocifisso posto sull’altare del Duomo di Firenze.

La particolarità di questo piccolo Cristo, conservato nella villa medicea La Petraia, è data dal fatto che le braccia sono movibili, così che si potesse mettere sia in posa da crocifisso che di deposto. Proprio per questo si è ipotizzato che venisse usato non solo in processioni e riti pasquali, ma anche con i bambini a scopo didattico.  

11Crocifisso ligneo Benedetto da Maiano Villa Petraia

santissima annunziata a Firenze nasconde un tesoro: il crocifisso di giambologna

11Crocifisso Giambologna Santissima Annunziata Firenze

Tra le statue più belle che abbia mai ammirato nella mia vita vi è il Crocifisso di Giambologna, una scultura in bronzo posta in una cappella absidale della chiesa di Santissima Annunziata a Firenze. La cappella era stata acquistata dall’artista nel 1559 e l’intera decorazione architettonica e scultorea la si deve a Giambologna e a Pietro Tacca, suo principale collaboratore. Qui sono poste le spoglie dei due artisti.

Il crocifisso è tra le opere meno note dell’artista, eppure tutta la capacità espressiva di Giambologna appare raggiungere dei livelli straordinari. La posa di Gesù è tradizionale, con il volto poggiato sulla spalla e le ginocchia piegate, eppure il corpo di Cristo, abbandonato a sé stesso, semplice e asciutto, appare perfetto, quasi vero. Il volto trasmette un’umanità unica, carica di rassegnazione e allo stesso tempo di serenità. Un gioiello nascosto, che merita assolutamente di essere scoperto e ammirato.

il cristo crocifisso di diego velasquez: l'espressione del barocco

Passiamo ora ai crocifissi dipinti, tra i quali svetta sicuramente l’immenso Cristo in croce di Diego Velasquez, dipinto nel 1632 per le suore benedettine di San Plàcido a Madrid, e oggi conservato nel Museo del Prado.

Due metri e mezzo di altezza davanti ai quali si può solo rimanere in silenzio. Suggestione, empatia, dolore, rassegnazione, serenità: sono solo alcune delle emozioni che si provano davanti a questo capolavoro.

Velasquez è riuscito a caricare l’immagine di umanità e spiritualità, dando al Cristo un’aura divina che dà speranza, anche se il corpo appare martoriato dalle ferite, dal sangue e dallo sforzo. La testa, china in avanti, dona estrema veridicità alla scena, sebbene la ciocca di capelli sia stata aggiunta dall’artista all’ultimo perché insoddisfatto del volto.

Un piccolo dettaglio, molto particolare, è dato dalla scritta in alto che riporta la frase Gesù Nazareno Re dei Giudei in ebraico, latino e greco.

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marc chagall: il crocifisso bianco tra denuncia e speranza

11Crocifisso bianco Chagall

Concludiamo con la Crocifissione bianca di Marc Chagall, un’opera davvero rivoluzionaria e dalla forte carica simbolica ed emotiva. Dipinta nel 1938, contemporaneamente alle prime leggi razziali tedesche, denuncia con forza le persecuzioni subite dagli ebrei in Europa.

Al centro del dipinto vi è Cristo in croce, simbolo per eccellenza della sofferenza e della morte di un innocente. Gesù è coperto dal Tallit, lo scialle usato dagli ebrei durante le preghiere, ed è rappresentato già morto, illuminato dall’alto dalla luce divina.

Attorno a lui scene di persecuzione, fuga, dolore e speranza. Molte figure rappresentate sono ebrei che scappano, proteggendo ciò a cui tengono di più, i propri figli o le sacre scritture, come la Torah portata in salvo dall’uomo in basso a sinistra.

L’incendio della sinagoga, su cui svettano le tavole della legge e la stella di Davide, le case distrutte e messe a fuoco, la barca carica di persone, evocano in modo drammatico i pogrom russi contro gli ebrei.

La straordinaria modernità di questo dipinto sta nell’aver utilizzato la Crocifissione di Cristo come simbolo universale di sofferenza e ingiustizia. L’artista, che subì fin da bambino le persecuzioni razziali, cerca di creare un collegamento tra la religione ebraica e quella cristiana, mettendo in risalto i sentimenti comuni alle due religioni, che si sintetizzano perfettamente in Gesù in Croce.

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