Oggi siamo abituati ad osservare le opere d’arte nel loro habitat museale, icone intoccabili e immortali. Pensate che il primo vero museo, come lo intendiamo noi oggi, è stato aperto al pubblico solamente nel 1700.
Ma vi siete mai chiesti cosa hanno vissuto queste opere durante i secoli prima di essere “rinchiuse” in museo?
Ad esempio, sapevate che molti dei dipinti di Raffaello sono stati protagonisti di furti, guerre, viaggi avventurosi, peripezie ma anche errori di lettura ed interpretazione?
Le Scuderie del Quirinale di Roma, in occasione del cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio, insieme con le Gallerie degli Uffizi e in collaborazione con Galleria Borghese, Musei Vaticani e Parco Archeologico del Colosseo, hanno organizzato una mostra che accoglie oltre duecento capolavori dell’artista rinascimentale e opere di pittori della sua cerchia.
In una delle sale della mostra è esposta La Fornarina, una celebre opera del pittore, che è stata protagonista di divertenti equivoci!

Chi era dunque questa questa giovane donna piuttosto svestita?
Sembra che Raffaello fosse, per così dire, un grande seduttore e che l’unico vizio che avesse fosse l’amore passionale per le donne. In uno dei suoi sonetti dichiara di ardere d’amore, talmente tanto che “né mar né fiumi spegnar potrian quel foco”.
Fino ad ora si è creduto che la sua prediletta innamorata fosse proprio la Fornarina, la figlia di un fornaio di Trastevere, identificata in un secondo momento con Margherita Luti.


Da dove viene il nome “Fornarina”?
Si diffuse verso la fine del ‘700 attraverso una didascalia al dipinto che così recitava: “Amante, ovvero Fornarina di Raffaello”.
Secondo lo storico dell’arte Giuliano Pisani l’appellativo Fornarina non è un nome e neppure un soprannome, non ha niente a che fare con il forno, la farina e le pagnotte, ma si rifà ad un preciso mestiere, ovvero la prostituta.
Se facciamo un salto nel tempo dall’antichità greca, passando dal Medioevo fino al Rinascimento, troviamo spesso nei modi di dire dialettali così come nelle rime e nei componimenti giocosi, allusioni al “forno” e all’ ”infornare” come metafore della vulva e dell’atto sessuale.
Ma il mondo protoromantico di quel tempo adorava la storia della relazione amorosa tra il genio della pittura e l’umile fornarina, e non comprese affatto il corretto significato della parola.

Un secolo più tardi, venne ritrovata un’iscrizione che riportava il nome latino Margarita, a margine di una pagina delle Vite del Vasari, in un passo in cui lo scrittore parlava proprio dell’amata di Raffaello.
Questo nome venne associato alla perla del dipinto incastonata nel turbante della giovane donna, che in latino si dice “margarita”. A quel punto sembrò essere chiaro il riferimento che si doveva cercare non una qualunque figlia di un fornaio ma una tale Margherita, figlia di un fornaio. Le ricerche portarono ad un senese, un tal Franco o Francesco (fa lo stesso) Luti.
Oggigiorno gli studiosi hanno attribuito il ritratto della donna alla raffigurazione di Venere, la dea dell’amore, con un significato di più ampio respiro filosofico. Infatti l’immagine di Venere veniva utilizzata per rappresentare l’amore come ricerca della verità attraverso la bellezza.
Al simbolo dell’amore allude il colore rosso della veste, mentre le piante che incorniciano il suo corpo alludono alla Venere stessa e sono simbolo di fedeltà coniugale (mirto), amore e fertilità (pomo d’oro ovvero il melo cotogno).
Ritroviamo anche il richiamo alla Venere Pudica, la figura femminile dell’arte greca che, colta nella sua nudità, si copre istintivamente le parti intime.
A ognuno la sua interpretazione…

Le Scuderie sono momentaneamente chiuse, ma per i più curiosi, ecco il link dove è possibile fare una passeggiata virtuale all’interno delle sale della mostra.
Consiglio di leggere il libro Raffaello pugnalato scritto da Marco Carminati (scrittore del Sole24Ore), in cui viene approfondita non solo la storia della Fornarina, ma anche la vita avventurosa tra furti, guerre, viaggi rocamboleschi di altri celebri dipinti del grande artista.
“molti dei capolavori di Raffaello sono in realtà “miracolosamente” sopravvissuti fino a noi!”
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