Se ami l’arte o sei semplicemente curioso di lasciarti sorprendere, c’è una mostra che non puoi assolutamente perdere! Palazzo Strozzi dedica una grande esposizione a uno degli artisti più affascinanti e discussi del Novecento: Mark Rothko, il pittore che ha trasformato il colore in un linguaggio di emozioni.
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Mark Rothko, pseudonimo di Markus Yakovlevich Rothkowitz, nato nel 1903 a Dvinsk in Russia, si trasferì con la sua famiglia a Portland negli Stati Uniti all’età di 10 anni. Da piccolo, mostrava già una grande passione per il disegno e la pittura, e dopo aver studiato all’Università di Yale grazie ad una borsa di studio, decise di trasferirsi a New York per dedicarsi completamente all’arte. E anche concedersi qualche viaggio.


Rothko visitò Firenze ben tre volte. La prima volta aveva 46 anni e subito rimase profondamente colpito dalle celle affrescate dal Beato Angelico nel Convento di San Marco.
In una lettera a un amico in partenza per la città scrisse: «Vai a San Marco, perché lì c’è tutto e tutto è diviso e unico».
Quelle celle semplici, raccolte, immerse nel silenzio, rappresentavano per lui un perfetto equilibrio tra spazio, luce e meditazione.
Un’esperienza che avrebbe lasciato un segno profondo nella sua ricerca artistica e che ritroviamo nei suoi dipinti più maturi, pensati non come oggetti estetici e decorativi, ma come luoghi interiori in cui sostare.
Dopo i viaggi in Europa, Rothko trova finalmente la sua voce.
Abbandonate le prime fasi figurative e surrealiste, iniziò a creare opere che parlano direttamente attraverso il colore.
Nascono così quei dipinti che oggi riconosciamo immediatamente: grandi zone di colore con bordi morbidi, spesso sovrapposte, sospese su uno sfondo che vibra e che sembrano fluttuare davanti ai nostri occhi.
Le sue opere sono spesso descritte come meditazioni visive. Nella loro apparente semplicità, riescono a catturare lo sguardo e a coinvolgere chi osserva in modo profondo e personale.
E’ come se ogni dipinto fosse stato pensato come un dialogo silenzioso tra l’opera e l’osservatore.
Non a caso, Rothko progettava con grande attenzione anche l’allestimento delle sue mostre, la distanza tra i quadri, l’illuminazione, persino il colore delle pareti. Il suo obiettivo era creare un’esperienza immersiva.
Rothko non vedeva il colore come un semplice strumento estetico, ma come un mezzo per esprimere emozioni profonde. Tanto che non amava le interpretazioni o le spiegazioni puramente intellettuali; lui desiderava che ogni spettatore trovasse il proprio significato libero e autentico, lasciandosi attraversare dalle emozioni senza filtri.

È proprio questo approccio a rendere la sua arte così universale. I suoi dipinti non sono semplicemente da guardare, ma da vivere. Attraverso combinazioni di colori intense e calibrate, Rothko cercava di creare un’esperienza unica per tutti.
I suoi dipinti non vogliono essere spiegati, ma sentiti e vissuti.
Rothko consigliava di osservarli da vicino, in silenzio, lasciando che i colori entrassero in risonanza con le emozioni di chi guarda.
Guardare un’opera di Rothko significa fermarsi e ascoltarsi.
“Un quadro vive in compagnia, si espande e si anima agli occhi dello spettatore sensibile”.
Mark Rothko è molto più di un pittore: è un maestro delle emozioni che ha saputo trasformare il colore in un linguaggio universale, capace di parlare a tutti, senza bisogno di parole!
Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Firenze ospiterà un percorso espositivo di respiro internazionale, con sue opere provenienti da musei prestigiosi e importanti collezioni private di tutto il mondo.
Ma l’esperienza non si ferma a Palazzo Strozzi: alcune opere saranno esposte anche al Museo di San Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana, luoghi profondamente legati alla sensibilità e all’ispirazione dell’artista.

Date: 14 marzo 2026 – 23 agosto 2026
Orari: tutti i giorni dalle 10.00-20.00 (il giovedì fino alle 23.00)
Costo del biglietto: intero € 16,00; ridotto 13,00€; giovani (6-18 anni) 6,00€; gratis sotto 6 anni.
Informazioni: Fondazione Palazzo Strozzi
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